Il presente blog propone estratti dai libri e dagli scritti di Joseph Ratzinger.

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La fede parla alla nostra ragione perché dà voce alla verità

tratto da Joseph Ratzinger, Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio. In colloquio con Peter Seewald, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001, pp. 40-43

Dio e la ragione

D. La Chiesa e i Santi sottolineano come si possa comprendere, dimostrare e motivare le fede cristiana anche con categorie razionali. È vero?
R. Sì, ma entro determinati limiti. È vero nel senso che la fede non è un qualsivoglia intreccio di simboli che consenta di compiere scelte diverse. La fede parla alla nostra ragione perché dà voce alla verità, e perché la ragione è stata creata per accogliere la verità. Da questo punto di vista una fede senza ragione non è autentica fede cristiana.

La Pentecoste dovrebbe diventare per noi anche una festa di ringraziamento per la creazione

tratto da Joseph Ratzinger, Cercate le cose di lassù. Riflessioni per tutto l’anno,   Paoline 1986, Capitolo La festa dello Spirito, § 2. Riflessioni sul comportamento dettato dallo Spirito, Paoline, Milano 1986, pp. 57-60.

2. Riflessioni sul comportamento dettato dallo Spirito

La maggior parte delle grandi feste liturgiche affondano le proprie radici nella fede di Israele, mentre le feste di Israele, a loro volta, hanno origine dalle feste della religione naturale, del mondo contadino o nomade, dal quale si sono sviluppati gradualmente gli aspetti nuovi e particolari della religione dell’Antico Testamento.
Questi giorni portano quindi il carico di una lunga storia e proprio in questo sta la loro bellezza: ci allontanano dalla superficialità e dalla fretta della nostra vita quotidiana e del nostro modo di passare il tempo libero. Esso ci annoia sempre più perché vi troviamo sempre le stesse cose, nient’altro che le nostre invenzioni; non riesce nemmeno quella fuga in qualcosa di completamente diverso di cui tanto sogniamo.

Il senso della Pentecoste è di destarci all’oggi, alla silenziosa forza della bontà divina che bussa alla nostra esistenza e vorrebbe trasformarla.

tratto da Joseph Ratzinger, Cercate le cose di lassù. Riflessioni per tutto l’anno,  Paoline 1986, Capitolo La festa dello Spirito, § 1. Risvegliarsi alla forza che viene dal silenzio, Paoline, Milano 1986, pp. 51-57.

1. Risvegliarsi alla forza che viene dal silenzio

Pentecoste e Spirito Santo... da quando esiste la cristianità sono parole di una forza quasi magnetica, il cui effetto, proprio nell’età moderna, supera l’ambito dei fedeli praticanti.
Agli inizi, per l’esperienza che la Chiesa terrena faceva dei propri limiti e piccolezze umane, nutriva costantemente il desiderio di una Chiesa dello Spirito, della libertà e dell’amore. Si comincia con i predicatori montanisti del secondo secolo e si giunge fino alle speranze e ai desideri che accompagnarono il Concilio Vaticano II.

La professione di fede della Chiesa e lo Spirito Santo

tratto da Joseph Ratzinger, Vieni, Spirito Creatore. Omelie sulla Pentecoste, §. La professione di fede della Chiesa e lo Spirito Santo, Lindau, Torino 2006, pp. 11-17.


La professione di fede della Chiesa e lo Spirito Santo

La Grazia della festa di Pentecoste risponde a una domanda che di questi tempi è diventata addirittura una questione di sopravvivenza. La Pentecoste è la festa dell’unione, della comprensione e della convivenza umana. Noi però viviamo in un tempo in cui, anche se siamo sempre più vicini uno all’altro e se le distanze nel mondo svaniscono e sembrano contare appena, tuttavia la comprensione tra gli uomini si fa sempre più difficoltosa. Il primo, il secondo e il terzo mondo si contrappongono, le generazioni si contrappongono, [11] e quotidianamente ci rendiamo contro di come gli uomini diventino reciprocamente sempre più aggressivi, scontrosi e cattivi, e la comprensione diventi sempre più difficile. Come può esserci quell’unità di cui abbiamo tanto bisogno? Come mai le cose tra noi vanno spesso così male?

L'intelletto, lo spirito e l'amore. Una meditazione sulla Pentecoste

tratto da Joseph Ratzinger, Dogma e predicazione, Capitolo terzo – Meditazioni e prediche, § L’anno del Signore, n. 8. L’intelletto, lo spirito e l’amore. Una meditazione sulla Pentecoste, Queriniana, Brescia 20054, pp. 299-303. Pubblicato originariamente in Die Rheinische Post, Düsseldorf 1969.


8. L’intelletto, lo spirito e l'amore. Una meditazione sulla Pentecoste

Vale davvero la pena, nelle solennità, fermarsi un po’ sul loro e riflettere così sul significato della propria esistenza, sulle sue irrequietezze, speranze ed angosce, o si tratta unicamente di un’abitudine borghese, del desiderio di un po’ di fronzoli, di una devota trasfigurazione della vita, rifacendosi a tempi passati che si dovrebbero definitivamente abbandonare?


Il rapporto tra lo Spirito Santo e la Chiesa

tratto da Joseph Ratzinger, Immagini di speranza. Percorsi attraverso i tempi e i luoghi del Giubileo, San Paolo, Cinisello Balsamo 1999, Capitolo VIII. PENTECOSTE – Lo Spirito Santo e la Chiesa, pp. 57-66


VIII. PENTECOSTE
Lo Spirito Santo e la Chiesa

Capita spesso di sentir lamentare che nella Chiesa si parla troppo poco dello Spirito Santo. Talvolta questa lamentela arriva sino all’idea che dovrebbe esistere una certa simmetria tra il discorso su Cristo e quello sullo Spirito Santo; a tutto quello che si dice di Cristo dovrebbe corrispondere un discorso analogo sullo Spirito Santo. Chi pretende questo, dimentica però che Cristo e lo Spirito sono parte del Dio Trinità. Dimentica che la Trinità non può essere pensata come una serie di presenze parallele e simmetriche. Se fosse così, allora noi crederemmo in tre divinità e con ciò sarebbe radicalmente misconosciuto quel che intende la confessione cristiana dell’unico Dio in tre persone. 

Il dono dello Spirito Santo come frutto della croce


tratto da Joseph Ratzinger, Chi ci aiuta a vivere? Su Dio e l’uomo, Queriniana, Brescia 2006, parte 4. - Celebrare la fede, § 10. Il dono dello Spirito come frutto della croce, pp. 129-130. Pubblicato originariamente in Joseph Ratzinger, Speranza del grano di senape. Meditazioni per ogni mese dell'anno, Queriniana, Brescia 1974, 33-35 [trad. di Antonio Bonora].


10. Il dono dello Spirito come frutto della croce

Durante i discorsi di addio Gesù promette l’assistenza continua del Paraclito; l’apostolo Giuda Taddeo pone al Signore la domanda che si impone sempre nuovamente all’uomo che cerca: «Perché tu ti riveli a noi e non al mondo?» (Gv 14,22). Perché non ti mostri pieno di potenza e irresistibile agli occhi di coloro che non ti conoscono?

Meditazione sullo Spirito Santo (da 'Il Dio di Gesù Cristo')


tratto da Joseph Ratzinger, Il Dio di Gesù Cristo. Meditazioni sul Dio Uno e Trino, Queriniana, Brescia 20114, parte 3. – Lo Spirito Santo, pp. 117-129


3. Lo Spirito Santo

Noi crediamo in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, in Dio uno trino.
Mentre, però, sul Padre e sul Figlio possiamo dire relativamente molto, lo Spirito Santo è rimasto largamente il Dio sconosciuto. Nella storia della chiesa ci si è continuamente appellati a lui, questo è certo, ma è anche vero che i movimenti che ne sono nati hanno contribuito notevolmente a far sì che il discorso sullo Spirito Santo, nella chiesa, sia diventato ancor più sommesso.

Il Dio di Gesù Cristo - Prefazione

tratto da Joseph Ratzinger, Il Dio di Gesù Cristo. Meditazioni sul Dio Uno e Trino, Queriniana, Brescia 20114; Prefazione di Joseph Ratzinger, pp. 5-6


Prefazione

Quando nella primavera del 1973 tenni un quaresimale nella chiesa di S. Emmeram a Regensburg, mi venne offerta l’occasione di vagliare, sul piano pratico, alcuni princìpi che avevo appena sviluppato nel mio volume Dogma und Verkündigung [München 1973; trad. it., Dogma e predicazione, Queriniana, Brescia 1974].

Cosa significano le parole di Dio «soggiogate la terra» (Gn 1, 28)? Critica alla mentalità assetata di dominio che da Galileo Galilei porta a Ernst Bloch passando per Karl Marx

tratto da Joseph Ratzinger, In principio Dio creò il cielo e la terra. Riflessioni sulla creazione e il peccato, Lindau, Torino 2006, Parte II - Il senso dei racconti biblici della creazione, § Sfruttamento della terra?, pp. 52-59


Sfruttamento della terra?

Così siamo giunti a un’ultima considerazione. Una proposizione del racconto della creazione ha ancora bisogno di essere spiegata in maniera par[52]ticolareggiata. Penso al celebre versetto 28 del primo capitolo della Genesi, all’ordine impartito da Dio agli uomini: «Soggiogate la terra!». Da un po’ di tempo questa frase è diventata il punto di partenza degli attacchi al cristianesimo. A causa delle terribili conseguenze di questo imperativo, il cristianesimo si sconfesserebbe sa solo, sarebbe il responsabile di tutta la miseria dei nostri giorni.

Che significato ha il sabato nella creazione? Esiste una struttura sabbatica di tutta la creazione?

tratto da Joseph Ratzinger, In principio Dio creò il cielo e la terra. Riflessioni sulla creazione e il peccato, Lindau, Torino 2006, Parte II - Il senso dei racconti biblici della creazione, § La struttura sabbatica della creazione, pp. 50-52


La struttura sabbatica della creazione [nota 1]

Facciamo un altro passo ancora e domandiamoci: Come dobbiamo intere più precisamente questo fatto? Il racconto della creazione presenta il sabato come il giorno in cui l’uomo, libero di adorare, partecipa alla libertà, al riposo e così anche alla pace di Dio. Celebrare il sabato significa celebrare l’alleanza, significa tornare all’origine ed eliminare tutte le impurità che la nostra opera vi ha introdotto.
Significa contemporaneamente anticipare un mondo nuovo, in cui non ci saranno più schivi né padroni ma solo figli liberi di Dio, un mondo in cui l’uomo, l’animale e la terra parteciperanno insieme fraternamente alla pace e alla libertà di Dio.

"Dio ha creato il mondo per iniziare una storia di amore con l’uomo". Che rapporto c'è tra la creazione e il culto?

tratto da Joseph Ratzinger, In principio Dio creò il cielo e la terra. Riflessioni sulla creazione e il peccato, Lindau, Torino 2006, Parte II - Il senso dei racconti biblici della creazione, § creazione e culto, pp. 45-49

Creazione e culto

Siamo così giunti al secondo elemento figurativo del racconto della creazione, su cui voglio dire [45] qualcosa. In esso non incontriamo infatti solamente il ritmo settennale e il suo significato cosmico; questo ritmo sta piuttosto al servizio di un’affermazione che ci spinge ancor più a fondo: la creazione è orientata al sabato, che è il segno dell’alleanza di Dio con l’uomo.